L’alimentazione è un atto fondatore della nostra identità. E una specie di linguaggio.

Quello che è sicuro è che, come per il parlare, l’uomo è programmato per sapere mangiare, ma non solo per una alimentazione determinata : può dunque imparare a gustare la cuicina italiana in Italia e i sushis in Giappone.
Per molta gente, alimentarsi è « naturale ». Ma questo non è sicuro. Saziarsi di cibo o di bevande sono atti istiutivi. Invece nutrirsi si impara.
Nutrirsi è per noi tutti un attività fondamentale, essenziale, condizionata da fattori genetici e metabolici, modulata da fattori affettivi e culturale, lavorata con elementi in relazione all’immagine che abbiamo di noi e a quelle che desideriamo avere del nostro corpo.
Il bambino per esempio, osserva e copia i genitori. Facendo questo spera essere riconosciuto e accettato (amato), come quando cerca di parlare la loro lingua. Le sensazioni del fanciullo, dalla più tenera infanzia, si adattano all’orario e alle abitudini della famiglia. Avrà fame alla stessa ora dei genitori. Imparerà a conoscere ciò che « si mangia ».
Qui bisogna rispondere a certe domande :
Se volessimo semplificare, si potrebbe dire che :
Le scelte alimentaria sono influenzate dal gindizioportato agli alimenti, secondo la nostra cultura, il contesto mediatico e i nostri « affettivo emozioni ». Durante tutta la vita, adattiamo la nostra alimentazione secondo le esigenze tutt’altro che metaboliche.
Si mangia per soddisfare i bisogni nutritivi. Si dice « ho fame », « si cerca quello che ci riempisce ». Ma esistono poche percettibilita « nutritive » : noi percettiano, e questo dall’infanzia, le calorie, l’acqua, il sale e… basta.
Nessun’ altre mancanza é percepita : ne acidi grassi, ne acidi amminici essenziali, ne in ferro ne in calcio ne in vitamine o in oligo-elementi.
L’Uomo è onnivoro, deve differenziare la sua alimentazione. Deve scegliere fra mille alimenti quelli che sono « per lui ». Però, se è vero che esistono una trentina di sostanze nutritive, ci sono anche due o tre mila alimenti e quaranta mila maniere di prepararli.
L’uomo procede a delle scelte metaboliche, ma lo fà tenendo conto della sua età, secondo gli aspetti specifici consigliati per la sua trancia di età : qualche esempio :
Il bambino è nella fase di crescita. Cerca quello che può saziare perchè i sua bisogni sono importanti e lo sente : può cosi associare il fatto di riempirsi con alimenti farinacci o patate fritte e la sua sensazione di sazietà … ma la stessa sensazione di sazietà non la troverà mangianto fagiolini verdi.
Il bambino che gioca e si agita senza tregua, essendo nella fase di crescita à dei bisogni energetici importanti : non c’è da stupirsi se mangia più della madre, la quale, se è forte, grossa, si preoccupa che il bambino non lo diventi anche lui. La preoccupazione della mamma può transmettersi al bambino se non c’è una piena fiducia e comprensione tra di loro.
Alla pubertà, esiste per la figlia, un paradosso : è un periodo di crescita cruciale, l’apparizione dei cicli ormonali e le mestruazioni. Occorrono dunque degli apporti in energia, materie grasse, proteine, calcio, carne e ferro in aumento. Ma ecco invece che queste sostanze diminuiscono. E l’affronto tra materia grassa e materia grigia. La paura del cambiamento, di ingrassare, di scorprire delle forma (profilo rigiutate et forma valorizzate) si installa, domina. Ma le restrizioni che si impongono aprono la porta ai disordini del comportamento alimentare.
Arrivata l’età matura : si comincia a avere paura della morte e non ci preoccupiamo più, a meno, della salute. Le scelte nutritive in modo razionale o magico soffrono : esistono le paure orchestrale, come la paura del colesteròlo che uccide, o lo zucchero … che di fatto non hanno senso se nò che per le persone predisposte a questo rischio.
La persona vecchia : questa categoria di persone adatta meno bene i suoi apporti e i suoi bisogni energetici, causa di frecuenti denutrizioni. Nello stesso tempo, ha bisogno di inscriversi nel suo passato culturale (le “bon vieux temps” i.e. la nostalgia del passato) per paura delle morte, mancanza di prospettiva nell’avvenire.
Mangiano per rispondere ai bisogni dei nostri sensi. Ma facciamo delle scelte differenti secondo i periodi della vita. Per far piacere alla sua gola, il bambino ricorda, con alimenti “dolce-untuoso”, le sensazioni che percepiva con il latte materno, o con il bianco vellutato dei prodotti lattei di cui il dolce sapere fà pensare all’untuosità del latte.
Mettere un alimento alla bocca, lo avvicina a tutti i nostri organi sensoriali. Le sensazioni che emergono dall’atto di mangiare, sono di fatta, tutte intrecciate : l’aspectto dell’alimento, i suoni della cottura (crepitio della frittura, scricchiolio delle nocciole), i mosaici intrecciati (untuosi, rasposi, grassi...) dei sapori, odori, tutte queste sensazioni si completano.
Ma le scelte sensoriale sono anche una forma di cultura : si può oppore il “dolce-grasso” alla raffinatezza culinaria dei sapori. Il “dolce-grasso” è un semplice piacere, arcaico, immediatamente efficace, anche prima di essere in possessione completa dei sensi (bambino), che, quando più tardi si comincia a perderli (persona vecchia).
Si mangia per soddisfare certi bisogni affettivi ... E il nostro bisogno di amore è infinito. Il lattante, che à fame e sente venire la mamma, percepisce l’importanza del fatto (si sentiva male e tutto va bene), ed è “soddisfatto”. Fra nutrire, sorridere e desiderare, imparerà che la mancanza (ho fame e la mamma viene) può diventare desiderio, se il piacere (che ricompensa l’attesa) è all’appuntamento. Se io mangio come lei (lui), lei (lui) mi ama : è quello che esprime l’expressione “un bocconcino per la mamma”...
L’età del nò : quando si vuole rigiutare simbolicamente questo amore (a 3 anni o all’adolescenza), si rigiuta di nutrirsi “nel desiderio di papà e mamma” per sviluppare la propria personalità.
La scelta al femminile : è carne sanguinante contro verdura e prodotti lattei contro farinacci (solidi, consistenti). Tutto questo a causa dello sguardo dell’altro, che molte volte è pesante e perfino spogliante. E la paura della bilancia ...
E un comportamento associativo. Per quello è importante di mangiare come gli altri (in famiglia, in compagnia, conoscenti). Ecco qualche esempio :
Perchè, “se io mangio come te, tu mi riconosci”. Se io sono come te, tu puoi accettarmi. Noi condividiamo questo “linguaggio”.
Dove non mangiare diventa une droga ! “eppure mangio” dicono !
Nella perennità del desiderio e la paura d’ingrossare ; perchè conta poco (nella sua testa) davanti allo sguardo dell’altro.
Dove fare una crisi diventa droga ! Questa crisi di alimentazione non rima con piacere, ma con bisogno di riempire. Cancellata, subito dopo effettuata (ingoiata), tramite il vomito salvatore, liberatore e ... punitivo. Fra ragione e emozione, fra emozione e eccitazione, fra piacere, desiderio e mancanza.
Dove mangiare non à senso ! “Eppure non mangio niente” dice !
E à ragione, perchè con questo regime restrittivo, lui non mangia ... si priva.
Se si vuole modificare il modo di alimentare la gente, bisogno considerare i valori sociali, culturali e edonistici, che cambiano con il tempo e sono evolutivi col passare degli anni.
Non si può parlare alimentazione, nello stesso modo, con il fanciullo che à bisogno di imparare, con l’alolescente che cerca la sua identità e che nello stesso tempo cerca il distacco dai genitori, e un soggetto di età già matura.
Publicata nel 2009