ErreurErreur
Dr A. PERROUD - Psychiatre (Genève)
Nata nel I997 da osservazioni di un medico americano, il Dre Steven Bratman, questo concetto ha avuto un rapido successo mediatico. Bisogna ammettere che il contenuto è simpaticamente allettante con la sua consonanza ellenica che gli offre una grande rispettabilità.
In più è situato nel settore dei disturbi alimentari ai quali i medici si sono molto interessati da parecchi anni.. In più è accompagnato da una campagna publicitaria intorno al caso di una giovane donna per la quale la diagnosi d’ortoressia non sarebbe ritenuta e la morte per anoressia sarebbe legata a questo sinistro errore medicale.
Il decoro è definito. Si svolge in un’ atmosfera scientifica tinta di scandali e contornata da malattie alla moda. Possiamo predirle una carriera nei tabloidi o nell’ arte schematica.
Eppure,in questa commercializzazione a buon prezzo bisogna cercare di prestare un’ attenzione più profonda e obiettiva per estrarne il germe stimolante di una ricerca seria sù una possibile malattia psichiatrica.. Esistono ,ora, pochissimi studi, publicati da riviste specializzate, quasi tutte nel sud dell’ Europa (Italia, Spagna), ma anche li siamo sorpresi dal manco di argomenti scientifici, da almeno dieci anni in qui. E anche qui si puo’ dire che la diffusione è più rapida nel grande publico che nel mondo della ricerca.
Si puo’vedere una reticenza da parte degli scienziati verso una sindrome non precisata ?
Per questo siamo tentati di lanciare il dibattito e esplorare l’ortoressia dall’ angolo nosografico per prima, e poi sotto un’ angolo clinico e terapeutico.
L’ ortoressia, un nuovo disturbo di condotte alimentari ?, è in tutti i casi l’avviso del suo creatore, visto che utilizza i termini dei disturbi di condotte alimentari regolarmente per descriverlo e gli dà il nome « scientifico » d’ Ortoressia Nervosa per meglio sottolineare il parallelo con Anoressia Nervosa e Boulimia Nervosa.
Quello che incomoda di più è l’ aggiunta,fra parentesi di : »una ossessione dell’alimentazione sana »
Questa precisione potrebbe far pensare che si tratta di una sotto categoria di TOC possibile.Andremo dunque, ad esaminare ognùna di queste ipotesi e qualche altre.
Quello che milita in favore di un disturbo di condotte alimentari è il soggetto, certo,sul quale si appoggiano le attitudini patologiche.
Ecco i criteri ritenuti da S.Bratman :
1/° Consacrare più di tre ore al giorno per preoccuparsi della sua alimentazione.
2/° Prevedere i pasti dell’indomani,il giorno prima.
3/° Dare più importanza alle virtù presunte degli alimenti piottosto che al loro gusto
palatale.
4/° Una riduzione sensibile della qualità di vita legata al rispetto del regime.
5/° Un’ esigenza personale sempre più grande in questo campo
6/° Una tendenza all’ ascetismo che si vede nel fatto di preferir mangiare sano piuttosto che
soddisfare le sue voglie
7/° Un sentimento di soddisfazione quando si riesce a rispettare le regole dietetiche fissate.
Un sentimento di disprezzo verso chiunque non lo faccia
8/° Una colpabilità intensa se non si osservano le regole
9/° Un isolamento sociale indotto dalle abitudini alimentari
10/° Un sentimento rassicurante di controllo quando le regole alimentari fissate sono
scrupolosamente rispettate
Se esaminiamo bene questi criteri, sono tutti compatibili rispetto ai disturbi delle condotte alimentari. Quello che è noioso è il fatto di non potere discriminare seriamente l’ortoressia dalla anoressia o bulimia.
Molti pazienti sofferenti di queste malattie, risponderebbero positivamente a questi item.
Pertanto, come si puo’ distinguere la specificità dell’ ortoressia ?
L’ ortoressia è motivata dalla preoccupazione di mangiare cibi buoni per la salute e di evitare gli alimenti malsani. Non è dunque legata al desiderio di controllare il peso o la sua linea, quello che è il centro della sintomatologia dei disturbi delle condotte alimentari.
Di questo fatto, non è nemmeno associata a dei comportamenti compensatori come le purghe o l’iperattività fisica, per esempio.
L’azione personale non è dettata dal peso o dalla forma del corpo ma solamente dal fatto di mangiare sano. Ecco la sua originalità, certo, ma è anche la ragione per la quale non sembra dovere essere inclusa nella categoria psicopatologica.
Il sex-ratio è daltronde diverso e indica che altrettanti uomini che donne sono cointeressati.
Due altre vie sono possibili, alla lettura degli scritti sù questo tema :
• l’ ortoressia si affina, per certi aspetti, alla tossicomania
• potrebbe avvicinarsi ai disturbi ossessionali compulsivi
L’ ortoressia puo’ essere una nuova forma di addiction ?
Questa idea è chiaramente suggerita dal titolo del principale scritto di S. Bratman : »Ortoressia Nervosa :Healt Food Junkies « .Letteralmente : « I drogati dell’alimentazione sana « . Sottolinea cosi il fatto che questi soggetti si dicono acquietati e contenti quando mangiano gli alimenti accettati dalle loro regole di igiene dietetiche rigorose.
Hanno tendenza a maggiorare il loro comportamento selettivo facendo delle acrobazie per parvenire ai loro scopi, come i tossicomani capaci di consacrare tutto il loro tempo e la loro energia alla ricerca dei loro prodotti.
Ma le similitudini si fermano qui. Questi prodotti non hanno effetti psicotropi, certo, e questa pseudo-dipendenza è solo psicologica. Se il sistema di ricompensa è bene applicato agisce solamente per ragioni intellettuali e non per effetti reali di alimenti ingeriti.
Non c’è qui, più di dipendenza ne di abitudini che nella soddisfazione del dovere accompito dei drogati del « lavoro ben fatto » o « workoolico »
L’ ortoressia è una forma di disturbi ossessionali compulsivi ?
Il comportamento è accompagnato da un’ idea ossessionante per l’ alimentazione. Il tempo dedicato a questa preoccupazione sorpassa le tre ore al giorno. Le regole alimentari adottate sono le più severe e immutabili. Queste regole conducono a mangiare sempre le stesse cose e danno l’ illusione di un rituale per il loro carattere ripetitivo e stereotipato.
Dal punto di vista cognitivo, sembra che esista una trama di responsabilità comparabile a quella dei TOC che potrebbe esprimersi con la frase seguente : « Se non. sto’ attento, rischio per colpa mia, di mettere in pericolo la mia salute « .
L’ ortoressia sarebbe allora come un’ ossessione di errori o di catastrofe associate a rituali alimentari afine di allontanarne tutti i pericoli.
Questa ipotesi, benchè più seducente delle precedenti,ha pertanto i suoi limiti.
La definizione clinica dei TOC, nel DSM-IV, precisa che il soggetto è incomodato dai pensieri intrusivi e che li giudica eccessivi e assurdi.Sono ego-distononici la maggior parte dei casi, cosa che si incontra raramente in caso di ortoressia.
Si annota anche che non si tratta semplicemente di preoccupazioni eccessive riguardanti i problemi pratici della vita naturale, reale come i problemi di finanza, di budget, di salute etc.
E’ appunto quello che sembra essere la motivazione in questi disturbi.
La differenza è ancora più pronunciata quando si tratta di rituale.
Se il sofferente di TOC puo’ sentirsi rassicurato con lavaggi ripetitivi o per le multiple verificazioni, ne soffre di doverli compiere e non ne è fiero,al contrario.
E’ proprio il contrario di quello che è descritto per l’ ortoressia.
Sembra dunque che bisogna scartare anche questa ipotesi.
Infine cosa rimane ?
Se si considera che la specificità dell’ ortoressia tiene al comportamento che ci aiuta ad evitare di mettere in pericolo la propria salute, bisogna ammettere e considerarla come una fobia specifica : una nosofobia.
L’ ORTORESSIA E’ UNA FOBIA ?
Se prendiamo uno per ino i criteri diagnostici della fobia specifica, secondo il DSM – IV, si trova :
1/° Una paura persistente e intensa provocata da una situazione o dalla sua anticipazione.
In questo caso : mangiare un cibo pericoloso per la salute.
2/° L’ esposizione allo stimolo fobico provoca quasi sistematicamente una reazione di.
panico In questo caso : assere portato ad ingerire un cibo proibito.
3/° Il soggetto riconosce il carattere eccessivo e irrazionale della sua paura. In questo caso
questo criterio puo’ non essere soddisfacente, ma non esclude la diagnosi.
4/° Le situazioni fobiche sono evitate o vissute nell’ angoscia estrema. In questo caso :
questo item è quasi sempre verificato.
5/° L’ evitare o anticipare ansiosamente le situazioni temute, perturba di maniera
importante le abitudini di vita e/o le relazioni sociali dei soggetti interessati. In questo
caso : questo è uno dei segni manifesti dell’ ortoressia.
Il DSM-IV propone di specificarne il tipo, come per esempio, la deviazione fobica delle situazioni che potrebbero condurre ad una malattia, questo è il cuore stesso di questo comportamento.
Tutti conti fatti, sembra bene che si deva situare l’ ortoressia in questa categoria di disturbi ansiosi.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONE :
Nata da riflessioni discutibili di un praticante addetto di medicine alternative e accompagnato da un’ àura mediatica sospetta, l’ ortoressia presenta tutti i caratteri di un fenomeno di moda poco credibile scientificamente , a priori.Un’ attitudine di diffidenza sembra essere più sovente adottata dai ricercatori di tutto il mondo al suo incontro.
Eppure,siamo tentati di assumere la sua difesa dal fatto che la pratica dimostra che è fondata sù un’ osservazione clinica oggettiva di fatti che meritano di essere studiati con più attenzione. E’ indiscutibile che dal dopo guerra in poi, i cittadini dei paesi più ricchi sono bombardati di raccomandazioni e informazioni sulla dietetica e l’alimentazione.
Ne sono risultate diverse modificazioni di modi di pensare e di agire sù questo terreno e di influenzare l’ emergenza di patologie fin ora più discrete. E’ il caso dell’ anoressia e bulimia, per esempio.
Se l’ ortoressia si avvera avere una realtà clinica a l’ avvenire, avrebbe in origine l’ evoluzione generale dei nostri comportamenti alimentari, tenendo conto che è diventato difficile mangiare senza riflettere alle conseguenze di questo atto una volta cosi banale e piacevole. Mangiare è diventato un’ atto moralmente e intellettualmente conplesso e potenzialmente inquietante. Che un certo numero di nostri contemporanei ne abbia ritenuto un’ inquietudine eccessiva non ha niente di sorprendente. Il vitello agli ormoni, il pollo alla diossina, le mucche pazze o ancora l’influenza aviaria, sono state altrettante origini di angosce davanti al vassoio della mensa. L’ idea che l’ alimentazione possa essere tossica sembra ben fondata e le campagne di prevenzione dell’ obesità, come le informazioni riguardo la tossicità dei coloranti e addittivi alimentari, non migliorano niente.
L’ortoressia sarebbe dunque, a minima, un tentativo per eliminare questi pericoli, cercando alimenti più propizi per la salute.
Esistono diversi modi per impegnarsi : i più banali sono i regimi vegetariani, per esempio, o la macrobiotica della quale i successi non si smentiscono dagli anni 70.
Recentemente, l’espansione dei prodotti « bio » rileva parzialmente dello stesso meccanismo.
Certe volte, ed è il caso di più in più sovente, le persone sono indotte a costituirsi un insieme di regole su misura e personificate alle quali si sottomettono con tanto più rigore che le attribuiscono virtù più forti. Si tratta di evitare il pericolo di mangiare male e non di preoccupazione della silhouette.
Nuove ricerche sarennero necessarie per vincolare l’ esistenza clinica di questa nuova entità clinica e forse che dovrebbero tener conto di questo probabile errore di classificazione originale. Al minimo, la definizione clinica dell’ ortoressia dovrebbe partire dall’ idea che siamo davanti un disturbo anzioso per il quale il tema centrale è la paura di contrattare una malattia o di esporrere la propria salute al pericolo di una alimentazione sconveniente.